Flora batterica intestinale: come mantenerla sana

Quasi tutti, nel corso della loro vita, hanno sperimentato gli effetti di una flora batterica intestinale alterata. Infatti, è elevato il numero di ricerche su internet inerenti argomenti come fermenti lattici, gonfiore addominale, colite, stitichezza, intolleranze e molteplici altri disturbi.
Prima di attuare rimedi a caso, cerchiamo di capire, innanzitutto, com’è composto il delicato ecosistema del nostro intestino, come mantenerlo sano, dal neonato fino all’anziano, e come intervenire in caso avvenga una sua alterazione.

Cos’è il microbiota?

Il termine flora batterica è, in realtà, scorretto. L’espressione scientificamente valida è microbiota.
Con questa parola indichiamo l’insieme di microorganismi che, in condizioni di salute, vivono pacificamente nel nostro intestino. Essi instaurano con noi una condizione di simbiosi, cioè, traiamo reciprocamente vantaggio da questa tranquilla convivenza.

Com’è fatto un microbiota sano?

Un microbiota sano è costituito da un’elevata varietà di microorganismi in equilibrio tra di loro. In tal caso, si parla di eubiosi. Un’alterazione qualitativa e quantitativa del microbiota umano è detta disbiosi.
Le disbiosi intestinali sono associate, oltre a classici sintomi gastrointestinali (gonfiore addominale, flatulenza, aerofagia, reflusso gastroesofageo, colite, …), anche a una maggiore predisposizione alle temibili patologie del nostro tempo:

  • Allergie;
  • Malattie autoimmuni;
  • Obesità;
  • Cancro;
  • Malattie neurodegenerative;
  • Disturbi dello spettro autistico.

La composizione del microbiota è il risultato di una somma di eventi che avvengono in tutto l’arco della propria esistenza: alimentazione, attività fisica, utilizzo di farmaci, malattie, stress, …
Vediamo, in ogni fase della vita, quali abitudini assumere per preservare la salute del nostro microbiota intestinale.

Conservare un microbiota sano nel corso della vita

Neonati

Sembra assurdo: la prima impostazione al microbiota del bambino è data dalla modalità del parto. L’essere umano, appena nasce, presenta un ambiente intestinale pressoché sterile. I successivi contatti con l’ambiente esterno si dimostrano cruciali nel determinare la qualità del suo microbiota.
Il parto per via naturale determina un primissimo input positivo rispetto al taglio cesareo.
Ancora più importante per il neonato è l’allattamento al seno. Il latte materno contiene una grande varietà di microorganismi che colonizzano il suo intestino, garantendogli la formazione di un microbiota sano.
Non a caso bambini allattati al seno presentano un minor rischio di sviluppare allergie.
Il latte materno presenta, inoltre, HMOs (Oligosaccaridi del Latte Umano), che sono indigeribili per il neonato ma vengono, invece, utilizzati dai microorganismi del microbiota intestinale, favorendone l’accrescimento e la stabilizzazione.
Per queste e innumerevoli altre ragioni, l’allattamento al seno andrebbe preferito il più possibile e protratto fino al primo anno di vita, in parallelo allo svezzamento.

Bambini

Dai sei mesi di vita, inizia lo svezzamento e il bambino comincia a introdurre gradualmente, nel suo apparato digerente, i cibi degli adulti.
Il principale fattore, da questo momento in avanti, che determinerà la ricchezza e la varietà del microbiota è l’alimentazione.
Ciascun individuo presenta il suo caratteristico assortimento di microrganismi all’interno dell’intestino. Tuttavia, esistono dei concetti validi per tutti. Una dieta costituita da una grande varietà di alimenti di origine vegetale, preferenzialmente coltivati con metodi biologici, garantisce un microbiota sano.
Abusare di alimenti come carni, formaggi e grassi animali, si è dimostrato, invece, deleterio.
Ecco perché durante lo svezzamento è preferibile:

  • Utilizzare alimenti freschi, da preparare al momento, rispetto agli omogeneizzati acquistati in negozio;
  • Preferire ortaggi da agricoltura biologica, non solo per l’assenza di fitofarmaci, ma anche per assumere una flora batterica naturale, residente nel terreno, che arricchisce il microbiota;
  • Prediligere fonti animali da allevamenti controllati.
    L’abuso di antibiotici, soprattutto nella prima infanzia, è un’azione gravemente deleteria per il microbiota del piccolo. Spesso le mamme tendono a somministrare questi farmaci ai loro figli senza consiglio del Pediatra. In particolare, gli antibiotici comunemente usati sono detti “ad ampio spettro”, cioè, sono efficaci su una gran varietà di batteri patogeni. Ciò determina un grave danno anche ai “batteri buoni” del microbiota intestinale.

Adolescenza ed età adulta

Da quanto esposto, si comprende già come un microbiota sano si costruisca negli anni, a partire dai primissimi istanti dopo la nascita.
Molti intuiranno come sia, dunque, fondamentale mantenere, nel corso della propria esistenza, tutti i comportamenti descritti nel paragrafo precedente.
Purtroppo, l’ideale si scontra con la realtà dei fatti: la maggioranza delle persone soffre di disturbi da alterazioni del microbiota come gonfiore addominale, colite, reflusso gastroesofageo. Ciò è la conseguenza non solo di abitudini alimentari scorrette (del presente o del passato)ma anche dell’ utilizzo di farmaci o di patologie.

Come intervenire in caso di disbiosi intestinale

In alcune persone, il consumo eccessivo di verdure, legumi e cereali integrali, causa numerosi disagi gastrointestinali. Com’è possibile ciò se, come abbiamo descritto, il microbiota sano è favorito dal consumo di una gran varietà di alimenti vegetali?
Le fibre presenti negli ortaggi sono indigeribili per l’uomo. I “batteri buoni dell’intestino”, invece, sono in grado di metabolizzarli producendo, come sottoprodotti, sostanze utili per il benessere intestinale. Tra queste ricordiamo, in particolare, gli SCFAs (Acidi Grassi a Corta Catena) che hanno un’azione antinfiammatoria sull’intestino, proteggono dal cancro al colon e favoriscono il metabolismo dei grassi.
Quando è presente una disbiosi intestinale, il numero e la varietà di microorganismi dell’intestino sono molto impoveriti. Ne consegue che le fibre alimentari non sono ben degradate, provocando i classici disturbi a carico di stomaco e intestino. Il microbiota, infatti, fornisce competenze digestive aggiuntive al nostro corpo.
Come intervenire? In primis è necessario gestire la condizione infiammatoria e sintomatologica dell’intestino. In seguito, è opportuno ripristinare, gradualmente, l’eubiosi.
In tal caso la scelta migliore sarebbe rivolgersi a un professionista della nutrizione. Possiamo dire, però, che l’intervento dovrebbe vertere su questi punti:

  1. Momentanea riduzione del contenuto di fibre della dieta, soprattutto a carico di cibi spesso problematici come legumi o verdure appartenenti alla famiglia dei broccoli e del cavolo;
  2. Al miglioramento dei sintomi, reinserimento graduale delle fibre alimentari;
  3. Introduzione di alimenti fermentati; essi sono prodotti grazie all’aggiunta di fermenti lattici al fine di attribuirgli nuove caratteristiche organolettiche. Tra questi ricordiamo lo yogurt, il kefir, i crauti, le giardiniere, il miso,…

In alcuni soggetti maggiormente sensibili, la disbiosi è associata a colite, con infiammazione, dolori diffusi e presenza di diarrea e/o stitichezza.
In tal caso esiste uno specifico intervento nutrizionale, sotto la guida di un professionista, detto dieta Low FODMAP. È un percorso più lungo rispetto al precedente. Tuttavia, si è dimostrata tra le strategie alimentari più efficaci nella gestione della colite e delle problematiche connesse, sia all’interno sia al di fuori dell’intestino.
Tornando al discorso inerente agli integratori di fermenti lattici, questi andrebbero utilizzati con razionalità e somministrati al termine di un percorso di ripristino dell’eubiosi intestinale. Assunti nel pieno di una disbiosi, infatti, possono peggiorarne la sintomatologia.

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