Colesterolo cattivo e radicali liberi

Il colesterolo LDL elevato è, come noto, fortemente associato alla formazione della placca aterosclerotica, a sua volta alla base di eventi funesti quali ictus e infarto. Si parla poco, invece, di come i radicali liberi incidano notevolmente sulla sua formazione e accrescimento. Analizziamo insieme questo problema e vediamo come è possibile intervenirvi con la dieta.

Il colesterolo “cattivo”

Il primo “incontro” con il colesterolo LDL, la cosiddetta forma “cattiva”, avviene sovente al ritiro delle proprie analisi del sangue. Ciò desta una serie di giustificate preoccupazioni: si rammenta, talvolta, come uno o entrambi i genitori abbiano avuto lo stesso problema, si inizia a sentir parlare di come esso abbia a che fare con temuti eventi come l’infarto, si ci chiede come si debba intervenire.
Credo che prima di valutare strategie d’azione, alcuni potranno esprimere un dubbio: perché il colesterolo LDL è così “cattivo”?
Innanzitutto, dovremmo parlare più propriamente di lipoproteine LDL. Il colesterolo assunto attraverso i cibi, infatti, per essere condotto al resto del corpo per svolgere le sue funzioni, deve essere trasportato nel torrente sanguigno. Esso, però, essendo di natura grassa non può essere sciolto come tale nella parte liquida del sangue (è un po’ come voler mescolare dell’olio, un grasso, con l’acqua) ma deve necessariamente essere trasportato in un complesso detto lipoproteina, una particella sferica formata da colesterolo, proteine e altri tipi di grassi. Ne esistono diverse tipologie, una di queste è rappresentata dalle lipoproteine LDL.
Esse hanno, in condizioni normali, le loro funzioni fisiologiche. In alcuni casi, soprattutto quando sono in eccesso (ecco che ci ricongiungiamo all’immagine delle analisi del sangue richiamate a inizio articolo) possono accumularsi nella parete delle arterie generando i presupposti per la formazione di una placca aterosclerotica. Tuttavia, c’è qualcos’altro da sapere.

Radicali liberi e placca aterosclerotica

Gli studi condotti sulla popolazione da diverse decine di anni, hanno evidenziato il ruolo di un eccesso di lipoproteine LDL nel generare una placca aterosclerotica a livello delle arterie, capaci di generare occlusione e conseguenti blocchi del flusso ematico e, conseguentemente, eventi come ictus e infarto. Tuttavia questo quadro è eccessivamente semplicistico.
In realtà, non è la lipoproteina LDL in sé ad essere dannosa ma una modifica chimica attuata da una famiglia di composti: i radicali liberi. Sovente vengono menzionati nell’ambito dell’invecchiamento cellulare o dello sviluppo di tumori, tuttavia essi hanno anche un altro effetto dannoso: modificando le lipoproteine LDL ne inducono l’adesione alla parete del vaso sanguigno.
Inoltre, le LDL accumulate nella parete arteriosa innescano una vera e propria reazione infiammatoria. I radicali liberi, anche in questo caso, coadiuvano l’infiammazione favorendone la progressione a placca aterosclerotica.

Cosa può fare l’alimentazione?

I radicali liberi sono sostanze che vengono normalmente prodotte dal metabolismo cellulare. Vi sono comportamenti che possono incrementare la loro produzione come il fumo di sigaretta, l’abuso di farmaci, l’attività fisica condotta a livello esaustivo. Il corpo possiede dei meccanismi di difesa naturali rappresentati da molecole proprie ad azione antiossidante che sono in grado di “spegnere” l’attività dei radicali liberi. Questi vengono denominati antiossidanti endogeni. Esistono anche antiossidanti contenuti negli alimenti capaci di svolgere azioni protettive simili.
A dimostrazione concreta che esiste una relazione tangibile tra consumo di antiossidanti naturali e riduzione dell’incidenza di ictus e infarto, sono stati condotti studi dove persone sottoposte a contenimento dei grassi alimentari(protocollo usato classicamente nella riduzione del colesterolo circolante) più assunzione di cibi ricchi in queste preziose sostanze, avevano un incidenza di tali eventi avversi nettamente inferiore rispetto a chi operava soltanto la diminuzione dei grassi nella dieta.
Gli antiossidanti negli alimenti sono spesso molecole già note per loro altre azioni sull’organismo. Vediamo i più importanti che hanno dimostrato avere un’azione di controllo dei radicali liberi specificamente nell’ambito della genesi della placca aterosclerotica:
Vitamina E: con questo nome ci riferiamo, in realtà, ad una vasta gamma di composti. Tende spesso a non raggiungere livelli ottimali nella dieta abituale. È contenuta negli oli vegetali, in particolare, nell’olio di germe di grano;
Carotenoidi: Contenuti negli ortaggi di colore rosso, arancione e giallo;
Vitamina C: uno dei più importanti antiossidanti. Come comunemente noto si ritrova negli agrumi ma, in realtà, le fonti più abbondanti sono il ribes, i peperoni, i broccoli di rapa, la rucola;
Flavonoidi: Per alimenti come il vino rosso, il tè e la liquirizia, ricchi in questi composti, è stata osservata una relazione diretta tra loro consumo e riduzione del rischio di malattia cardiovascolare.
Va dovutamente chiarito che nel presente articolo si è deciso di approfondire specificamente la relazione tra malattia cardiovascolare e antiossidanti e conseguenti suggerimenti dietetici. In realtà, il protocollo d’intervento sulla patologia include riduzione del sovrappeso, modifica qualitativa e quantitativa di grassi e carboidrati, inserimento di antiossidanti fino a tipologie specifiche di attività fisica e utilizzo di peculiari ceppi di fermenti lattici.

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