Le molteplici funzioni della vitamina D

La vitamina D è comunemente conosciuta per il suo ruolo di prevenzione nei confronti dell’osteoporosi. Come molti già sanno, la progressione di questa patologia che insorge con l’età, in particolare nelle donne dopo la menopausa, è legata all’apporto nutrizionale di calcio.
Tuttavia, è di rilevanza essenziale anche il ruolo della vitamina D nello stimolare l’assorbimento di calcio da parte dell’intestino e il recupero a livello renale.
Secondo diversi studi, sembra che nelle popolazioni moderne esista una carenza di questo nutriente principalmente per 2 motivi:

1. Gran parte della vitamina D è prodotta dal nostro organismo a livello cutaneo in presenza di esposizione alla luce solare. Poiché gli stili di vita attuali portano le persone a vivere sempre più in ambienti chiusi, questo processo naturale avviene meno rispetto al passato;
2. L’alimentazione spesso è carente in pesce azzurro, che è la principale fonte alimentare di questa vitamina.

Le molteplici azioni della vitamina D

La vitamina D, dal punto di vista biochimico, riesce a svolgere le sue funzioni legandosi a delle specifiche molecole (di cui sono provviste solo le cellule su cui agisce) dette recettori.
A mano a mano che procedevano gli studi per individuare dove il recettore per la vitamina D fosse presente, si ci rese conto che questo non era distribuito unicamente sulle sedi deputate al controllo del metabolismo del calcio ma, anche su tessuti completamente diversi. Basti pensare che è stato ritrovato nel cervello, nelle insule beta del pancreas (coinvolte nella produzione di insulina), sulla mammella, nella prostata e in altre sedi.
Successivamente, furono scoperte altre importanti funzioni della vitamina D, tra le quali menzioniamo:
• Controllo della pressione arteriosa;
• Prevenzione dei tumori;
• Regolazione dell’attività del sistema immunitario.

Ruolo della vitamina D nelle malattie autoimmuni

Il nostro sistema immunitario è normalmente coinvolto nella protezione dagli agenti patogeni. Il tutto è delicatamente regolato dalla capacità del nostro corpo di distinguere ciò che è proprio (le cellule che appartengono all’organismo) da ciò che non lo è(patogeni o, più in generale, sostanze estranee). Non possedere tale abilità determinerebbe lo scagliarsi del sistema immunitario anche contro le cellule dell’organismo. In una malattia autoimmune, avviene un errore in questo riconoscimento e, conseguentemente, le difese immunitarie attaccano una molecola propria dell’organismo e, quindi, il tessuto che la contiene.
Una volta che questo riconoscimento errato si è impostato nel nostro corpo, non è possibile (almeno per la scienza attuale)cancellarlo. Tuttavia, riuscire a contenere l’aggressività del sistema immunitario si traduce in un miglioramento della sintomatologia e nella progressione di una malattia autoimmune.
La vitamina D ha la capacità di modulare l’entità della risposta immunitaria, infatti soggetti carenti presentano un maggior tasso di insorgenza di queste patologie. I dati clinici sono talvolta discordanti ma, alcune tra le patologie su cui è emersa una correlazione con i livelli della vitamina sono:

• Artrite reumatoide
• Lupus erimatoso sistemico
• Malattia indifferenziata del connettivo
• Malattie infiammatorie intestinali
• Sclerosi multipla
• Diabete mellito di tipo I
• Gastrite autoimmune.

Al di là delle possibili discordanze tra alcuni studi clinici, la somministrazione di vitamina D si è dimostrata benefica in molte malattie autoimmuni. Secondo un gruppo di esperti che hanno pubblicato un interessantissimo lavoro nel 2010 su Autoimmunity Reviews, i livelli circolanti di vitamina D (facilmente dosabili in laboratorio tramite specifico test) dovrebbero mantenersi al di sopra dei 30 ng/mL e non superare il livello di sicurezza di 100 ng/mL.
Detto questo, non ci resta che attendere ulteriori conferme dal mondo scientifico.

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