Bevande vegetali alternative al latte

Il “latte” di origine vegetale, ovvero, una bevanda naturale ricavata da vegetali come la soia, il riso, il farro, l’avena, il cocco, sta trovando sempre più spazio sulla tavola degli italiani.
È strano pensare che fino ad un paio di decenni fa questi alimenti erano poco conosciuti e riservati ad una stretta nicchia di mercato mentre, attualmente, molti italiani si sono avvicinati a queste bevande in virtù delle loro proprietà salutistiche.
Per tale ragione è opportuno conoscerne le caratteristiche nutrizionali e, soprattutto, le differenze dalla bevanda di origine animale che da secoli accompagna le nostre prime colazioni.
Con il termine “latte” si ci riferisce più comunemente al prodotto delle ghiandole mammarie di mammiferi (di cui fa parte anche l’uomo) e destinato a nutrire la prole nelle primissime fasi della vita. Gli animali più comunemente adoperati nella nostra tradizione alimentare sono la vacca, la capra, la pecora, la bufala e l’asina. Detto ciò, è facile comprendere che quando parliamo di una latte di riso ci riferiamo ad un qualcosa di completamente diverso dal prodotto della mungitura animale ma, il termine è comunque utilizzato per accostarlo alla prima colazione. Dunque, sarebbe più opportuno indicarlo come bevanda di riso, avena, soia, cocco, farro…
Fatta questa dovuta precisazione, andiamo a scoprire le varietà di “latte” vegetale attualmente in commercio e le rispettive proprietà nutrizionali.

Latte di soia

La soia dal punto di vista merceologico è un legume. È ampiamente utilizzata da coloro che per scelte salutistiche ed ideologiche seguono un’alimentazione di tipo vegetariano o vegano dato il suo buon contenuto in proteine. Queste ultime, inoltre, presentano una buona qualità proteica, caratteristica che li rende estremamente utili per soddisfare i fabbisogni nutrizionali in un regime privo(vegani) o parzialmente privo(vegetariani) di fonti animali.
La bevanda è prodotta dai semi della soia attraverso diversi procedimenti che includono ammollo in acqua, bollitura e filtrazione, atti ad ottenere un liquido che trattenga il più possibile i nutrienti del vegetale.
Il prodotto finale possiede un contenuto proteico molto vicino a quello del latte vaccino, peculiarità non presente nelle altre varietà di “latte” vegetale. Basso contenuto calorico (circa 32 kcal/100 mL di prodotto finito), assenza di colesterolo, grassi di tipo polinsaturo (a differenza del latte vaccino che sono di tipo saturo) sono alcune delle ragioni per cui tale prodotto sta diventando la scelta di molte persone anche unicamente per ragioni salutistiche.
Altre motivazioni che depongono favorevolmente al suo consumo abituale sono il contenuto in vitamina E, lecitine e isoflavoni (questi ultimi due importanti per il controllo del colesterolo ematico).
Con l’obiettivo di fornire un’informazione quanto più completa e oggettiva possibile, è opportuno menzionare una serie di critiche relative all’uso continuo (non occasionale) di soia, in ragione di alcuni presunti effetti collaterali. Alcuni studi evidenzierebbero l’interferenza con la funzionalità della tiroide. La presenza di fitoestrogeni, inoltre, nel maschio sembrerebbe incidere negativamente sul desiderio sessuale e sulla fertilità, mentre nelle donne, favorirebbe lo sviluppo del cancro al seno. Infine, la presenza di soia transgenica sarebbe ormai ubiquitaria. Attualmente, il dibattito tra i sostenitori e gli oppositori di un regime alimentare ricco di questo legume è ancora aperto.

Varietà di latte ricavato dai cereali: farro, miglio, riso, avena, kamut e orzo.

Il latte ricavato dai cereali, come è facilmente intuibile, presenta una quantità di carboidrati (soprattutto semplici) più elevato rispetto al latte di soia ed un contenuto proteico inferiore. A ciò è dovuto il tenore calorico superiore rispetto al latte di soia (circa 50 Kcal/100 mL di prodotto finito). Quindi, non può essere considerato una fonte proteica. È, comunque, un’ottima bevanda energetica e reidratante.
Il latte di riso di ritrova facilmente nel commercio all’ingrosso. Presenta un sapore meno intenso rispetto a quello di soia e, in linea generale, è quello che fornisce meno problematiche dal punto di vista di allergie ed intolleranze. Ad esempio, è utilizzabile dai celiaci. Dato il contenuto non trascurabile in zuccheri semplici, è però sconsigliato per i diabetici.

Latte di mandorla, cocco, arachidi, noci, nocciole

Il latte di mandorla, a differenza delle altre varietà, fa parte della tradizione culinaria italiana anche se il suo utilizzo è accostato più al ruolo di bevanda rinfrescante durante la stagione estiva piuttosto che ad un sostituto del latte vaccino.
Il contenuto calorico varia in base alle modalità di produzione ma, a differenza di come si tende a pensare, è vicino a quello di riso o altri cereali. Naturalmente, l’apporto energetico del prodotto è dovuto principalmente alla presenza di zuccheri semplici.
Il latte di cocco (da non confondere con l’acqua contenuta all’interno del frutto appena aperto) è ottenuto dalla spremitura della polpa. È quello che maggiormente si discosta dalle bevande precedentemente descritte per le sue caratteristiche nutrizionali. Ha, infatti, un contenuto in grassi considerevole (20-22%) rappresentati principalmente da acidi grassi saturi.
Fornito questo dato, molti lettori potrebbero nutrire delle perplessità riguardo la sicurezza di questa bevanda: i grassi saturi vengono notoriamente associati allo sviluppo delle malattie cardiovascolari. Tuttavia, bisogna riflettere che questa sottoclasse di nutrienti è composta da varie molecole che non hanno tutte lo stesso impatto sul nostro organismo. Basti pensare che la metà dei grassi contenuti nel latte di cocco è rappresentato da acido laurico, anch’esso saturo ma che, invece, non influenza negativamente i valori di colesterolo circolante.
Questo non rappresenta un invito ad un consumo eccessivo poiché vige sempre la regola della misura, visto che ci troviamo comunque di fronte ad un prodotto con un notevole contenuto calorico (circa 200-230 Kcal/100 mL di prodotto).
Il latte ricavato da noci, nocciole e arachidi è più difficile da ritrovare in commercio. Su internet sono presenti diversi siti che descrivono il procedimento di preparazione casalingo (discorso analogo per le varianti descritte in precedenza). Il prodotto di partenza e la tecnica di preparazione incide molto sulle proprietà nutrizionali del prodotto finito. In linea generale, il contenuto calorico è moderato e dovuto preferenzialmente a carboidrati e grassi di tipo polinsaturo.

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